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Il coordinatore di ARCS a L’Avana: “In un mese la situazione è drasticamente peggiorata. Migliaia di container con beni essenziali non riescono più a raggiungere Cuba”.
La crisi umanitaria a Cuba sta entrando in una nuova fase. Ai blackout sempre più frequenti, alla cronica carenza di carburante e al collasso dei servizi essenziali si aggiungono ora le conseguenze delle più recenti misure restrittive adottate dagli Stati Uniti, che stanno rendendo sempre più difficile il trasporto marittimo verso l’isola e ostacolando anche l’arrivo degli aiuti umanitari.
A raccontarlo è Federico Mei, coordinatore di ARCS a Cuba, rientrato da pochi giorni all’Avana.
“Negli ultimi giorni il Sistema Elettrico Nazionale è già collassato tre volte. La situazione è peggiorata in maniera evidente nel giro di poche settimane. Anche quando la rete riesce a funzionare, nella capitale l’elettricità è disponibile appena una o due ore al giorno, mentre in molte province arriva solo ogni 48 ore.”
L’assenza di energia elettrica rende impossibile conservare gli alimenti, compromette il funzionamento degli ospedali, limita l’accesso all’acqua potabile e blocca gran parte delle attività economiche. Alla crisi energetica si somma la scarsità di carburante, che rallenta la distribuzione delle merci, il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti, aggravando anche le condizioni igienico-sanitarie. Secondo il coordinatore di ARCS, stanno inoltre emergendo con forza gli effetti delle nuove restrizioni sul trasporto marittimo. Migliaia di container destinati a Cuba risultano bloccati in porti della regione, molti dei quali contengono beni essenziali e materiali per la cooperazione internazionale.
Anche ARCS sta subendo direttamente queste conseguenze. L’organizzazione ha attualmente cinque container bloccati lungo la rotta verso Cuba (due in Giamaica, due a Cancún e uno a Panama) mentre altri non hanno ancora potuto lasciare i porti di partenza in Italia e in Cina. Si tratta di attrezzature e materiali destinati ai programmi di cooperazione e assistenza che l’organizzazione porta avanti da oltre vent’anni nel Paese.
“Nei negozi iniziano a mancare i prodotti di prima necessità e quelli che si trovano hanno prezzi ormai insostenibili. Le famiglie vivono giorno per giorno perché, senza corrente e senza frigoriferi, è impossibile conservare il cibo. In diversi quartieri dell’Avana l’acqua arriva in modo discontinuo e ci sono zone che non la ricevono da settimane.”
Il peggioramento delle condizioni igieniche sta inoltre favorendo la diffusione di epidemie, mentre il sistema sanitario e i servizi pubblici faticano a rispondere ai bisogni della popolazione.
Nonostante le enormi difficoltà logistiche, ARCS continua a operare nel Paese attraverso progetti di cooperazione internazionale che riguardano la sicurezza alimentare, la salute, la transizione energetica, la mobilità sostenibile e il rafforzamento delle comunità locali. Negli ultimi anni l’organizzazione ha contribuito alla distribuzione di alimenti e medicinali, alla realizzazione di impianti fotovoltaici e al sostegno dei servizi sanitari e sociali, lavorando insieme alle istituzioni e alle organizzazioni della società civile cubana.
“Quello che vediamo oggi – continua Mei – è un rapido deterioramento delle condizioni di vita. Ogni giorno di ritardo nell’arrivo dei beni essenziali rende la situazione più grave.”
ARCS chiede al Governo italiano, alle istituzioni europee e alla comunità internazionale di adoperarsi affinché la risposta umanitaria non venga ostacolata.
“Non spegnete le luci su Cuba” conclude Mei.
Ufficio stampa Francesco Verdolino 3398129813 francesco.verdolino@hotmail.it

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