
11
Paesi di intervento
ARCS denuncia l’aggravarsi della crisi umanitaria a Cuba e l’inasprimento dell’embargo unilaterale statunitense.
La crisi è ormai umanitaria, sanitaria e ambientale. L’accumulo di rifiuti non raccolti a L’Avana, insieme alle alte temperature estive, sta creando una “tempesta perfetta” per la diffusione di malattie legate all’acqua contaminata e alla proliferazione di zanzare. Circa 3,5 milioni di persone subiscono interruzioni nella fornitura di acqua potabile, mentre circa un milione dipende dalle autocisterne per la mancanza di energia necessaria ai sistemi di pompaggio, secondo quanto riferito dal coordinatore residente ONU a Cuba, Francisco Pichon.
Anche gli aiuti internazionali sono sempre più difficili. La carenza di carburante limita le operazioni delle Nazioni Unite e delle organizzazioni internazionali. La sospensione dei servizi delle principali compagnie di navigazione ha bloccato oltre 2.900 tonnellate di aiuti alimentari umanitari. Tra le conseguenze concrete ci sono anche kit per la salute riproduttiva destinati a donne incinte, restituiti ai fornitori, e container contenenti medicinali e materiale scolastico dirottati altrove invece di proseguire verso Cuba.
A preoccupare è anche il deterioramento delle condizioni sanitarie: secondo un’analisi del Center for Economic and Policy Research (CEPR), il tasso di mortalità infantile a Cuba è passato da 4,0 decessi ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025, un aumento del 148%.
“Non è accettabile utilizzare l’accesso al cibo, al carburante e ai beni essenziali come strumenti di pressione politica” le parole di Federico Mei, coordinatore ARCS a Cuba
ARCS continua a lavorare al fianco dei propri partner locali per garantire assistenza umanitaria alla popolazione e sostenere interventi nei settori dell’energia e della sicurezza alimentare, con particolare attenzione alle comunità più vulnerabili. In un contesto di crescente difficoltà, la cooperazione internazionale non può arretrare: deve poter continuare a raggiungere chi ne ha bisogno.
“Cuba necessita senza dubbio di trasformazioni profonde. Ma queste trasformazioni devono poter essere decise dal popolo cubano, in autonomia e nel rispetto del diritto all’autodeterminazione, senza ricatti economici e ingerenze esterne. Difendere la sovranità di Cuba significa affermare un principio universale: il futuro di un popolo non può essere determinato attraverso la pressione esercitata sulla sua sopravvivenza” continua Mei.
L’Unione europea ha il dovere di metter in atto ogni azione diplomatica necessaria affinché cessino le misure coercitive unilaterali e sia garantito l’accesso umanitario a Cuba. Le minacce contro la sovranità di uno Stato e l’utilizzo della pressione economica come strumento di coercizione non riguardano soltanto Cuba: minacciano la pace e la sicurezza internazionale.
ARCS chiede quindi la fine dell’embargo unilaterale statunitense e la garanzia immediata e senza ostacoli dell’accesso a carburante, alimenti, medicinali e beni essenziali.

Paesi di intervento

Progetti

Operatori locali