04Settembre2026 Beirut calling: da Cecina voci solidali per il Libano

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In Libano la crisi umanitaria non si è mai davvero interrotta. Gli attacchi israeliani continuano a colpire il Paese ogni giorno e, mentre l’attenzione internazionale si è abbassata, la vita quotidiana di milioni di persone resta segnata da una crisi lunga e profonda.

“Il Libano sta vivendo da tre anni un’escalation continua da parte dell’esercito israeliano. Gli attacchi non si sono mai interrotti”, racconta Virginia Sarotto, responsabile paese di ARCS in Libano, intervenuta da Beirut durante la 32esima edizione del Meeting Internazionale Antirazzista organizzato da ARCI Toscana a Cecina. “La crisi umanitaria continua a essere grave e cronica. Io sono qui dal 2023 e ho visto la situazione peggiorare sempre di più”.

A questo quadro si aggiunge una narrazione spesso parziale e distorta del contesto libanese, che rischia di produrre interpretazioni lontane dalla realtà. “Si tende a ricordarsi del Libano quando tornano i bombardamenti e quando la crisi mediorientale esplode nuovamente”, ha sottolineato Silvia Stilli, direttrice di ARCS, ricordando come oggi le risorse destinate agli interventi umanitari nel Paese siano molto più limitate rispetto al passato.

Il ridimensionamento dell’attenzione internazionale sul Libano si confronta però con bisogni che restano enormi, e con un contesto di ingiustizia strutturale in cui i diritti delle persone civili non sono tutelati da nessuna delle parti in causa. ARCS continua a essere presente sul territorio insieme alle organizzazioni locali, cercando di tenere insieme la risposta all’emergenza e una prospettiva di medio e lungo periodo. Attualmente, insieme all’associazione libanese Nahnoo e insieme a tante altre realtà del territorio tra cui la Tiro Association for Arts, ARCS sta distribuendo generi alimentari e beni di prima necessità alle comunità colpite dagli attacchi, nel sud del Paese e nella regione di Baalbek-Hermel, al confine con la Siria.

“Nonostante le difficoltà siamo riusciti a proseguire il nostro lavoro anche nell’ottica di medio periodo”, spiega Sarotto. Una presenza che non si limita quindi alla risposta immediata all’emergenza, ma che prova a mantenere vive le condizioni per un lavoro di ricostruzione sociale e di rafforzamento delle comunità.

Per comprendere ciò che sta accadendo in Libano, tuttavia, non basta guardare ai confini del Paese. Secondo il giornalista Lorenzo Trombetta, anche lui ospite dell’evento, la situazione deve essere letta all’interno di un quadro regionale più ampio, nel quale Libano e Siria sono strettamente intrecciati.

“Non possiamo parlare di Libano senza parlare di Siria e viceversa”, osserva Trombetta. “Se guardiamo dal punto di vista pratico, l’interesse israeliano sull’occupazione del sud del Libano non prescinde dall’occupazione della Siria e della regione contigua”. Una lettura basata esclusivamente sulla contrapposizione tra Stati nazionali rischia quindi di non cogliere la realtà.

In questo scenario, la questione dello Stato libanese rimane centrale. Per Trombetta, il tema non riguarda soltanto il disarmo di Hezbollah, ma la capacità dello Stato di esercitare le proprie funzioni a partire dalle sue articolazioni civili, garantendo diritti e servizi alla popolazione. “Per disarmare Hezbollah, lo Stato deve cominciare ad essere Stato, a garantire diritti per tutte le comunità”.

L’attenzione al rafforzamento delle comunità in coordinamento con le istituzioni locali soprattutto a livello civico e municipale attraversa da oltre vent’anni il lavoro di ARCS in Libano. Come ha ricordato Stilli, l’impegno dell’organizzazione è nato nei primi anni Duemila grazie anche a Renzo Maffei, fondatore di ARCS e responsabile internazionale di ARCI Toscana, con i primi progetti a Tripoli dedicati all’educazione e alla formazione di ragazze e ragazzi. Nel corso degli anni il lavoro si è esteso alla Bekaa e ha affrontato temi diversi: dalla tutela dei diritti umani all’attivismo e all’empowerment, dalla condizione dei rifugiati alla valorizzazione del patrimonio, fino alle esperienze nel sistema penitenziario, anche attraverso il confronto con l’esperienza italiana del garante dei detenuti.

Una presenza che oggi continua in un contesto profondamente cambiato, ma nel quale il sostegno alle comunità e alla società civile resta una componente essenziale per costruire alternative alla guerra e alla violenza.

“Il lavoro di ARCS in Libano continuerà nonostante le difficoltà”, ha ribadito il presidente di ARCS, Gianluca Mengozzi, al termine dell’incontro di Cecina. Sostenere questo impegno significa anche contribuire concretamente alla risposta all’emergenza in corso attraverso la raccolta fondi Emergenza Libano, attiva sul sito di ARCS.

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