Mid-term a Belgrado. Crocevia del mio EVS

Gaetano Nardone, volontario partito a febbraio nell’ambito del progetto di servizio volontario europeo organizzato da ARCS.

Ore 6.30 del mattino; il bus ci ha appena lasciato, con circa mezz’ora di ritardo, alla stazione centrale della città bianca (questa la traduzione letterale del nome di Belgrado) dove il sole, nonostante l’ora mattiniera, picchia forte e il termometro segna già i 31°c all’ombra.

È domenica e la città ancora dorme e noi come zombie le facciamo da contorno. Stanchi, dopo un viaggio notturno insonne, cerchiamo ristoro e conforto in un bar del centro cittadino: il suo fascino non mi è nuovo perche’ ho avuto la fortuna o forse la sfortuna, dipende dai punti di vista, di poterla ammirare addormentata e coperta da un folto strato di neve in un gelido inverno di due anni fa, rievocandomi dolcemente quel mio breve soggiorno.

Stavolta la mia visita, oltre ad essere più lunga della precedente, ha un sapore e un significato decisamente diverso e le mie emozioni risultano essere diametralmente opposte a quelle della mia prima volta qui.

Sentirsi emozionato è uno stato d’animo e un aggettivo forse scontato ma resta il modo più semplice per descrivere ciò che provo in questo momento per me molto importante della mia vita e che segna allo stesso tempo il crocevia del mio EVS tra passato, presente e futuro.

La mia presenza nella capitale serba è dovuta, infatti, alla mia partecipazione al training di medio termine che segue quello d’arrivo, avvenuto a Sarajevo lo scorso mese di Aprile. Ritrovarsi a Belgrado, dopo un paio di mesi, con la maggior parte dei ragazzi conosciuti a Sarajevo, è l’occasione per proseguire e rinnovare un’amicizia iniziata con alcuni proprio li’ in Bosnia e l’opportunità di conoscere meglio tutti gli altri visto il minor numero di partecipanti rispetto al precedente. Rispetto ai 34 di Sarajevo, quello di Belgrado ha “solamente” 17 partecipanti o poco piu’ e questo ha dato al meeting il giusto equilibrio concedendo l’opportunità agli stessi trainers di poter lavorare con meno frenesia e a noi di poter interagire con tutti senza coalizzarci in piccoli gruppi come, invece, avvenuto nel primo.

Medio termine significa valutare l’andamento del tuo progetto dopo un periodo piu’ o meno breve di ambientamento soprattutto per chi lo sta ancora continuando e, invece, trarre un bilancio finale su quella che e’ stata la tua esperienza per chi come me e’ invece agli sgoccioli. Per molti di noi il mid – term e’ stato l’epilogo del progetto e si e’ focalizzato sui problemi che durante questi mesi ci hanno accompagnato, su quanto abbiamo appreso e quali sentimenti governano il nostro presente e soprattutto il futuro. Un training focalizzato quindi piu’ sulla psicologia individuale e di gruppo e che e’ servito specialmente a stemperare un po’ le ansie e le frustrazioni per il futuro e lavorare sulle paure che indistintamente preoccupano tutti. Gia’, le parole ricorrenti sono state sempre le stesse: frustrazione, lavoro e futuro, tre parole che sono estremamente connesse e che probabilmente continueranno ad aleggiare nelle nostre menti anche nei prossimi mesi a venire. Al di la’ di questo, credo che le cose piu’ importanti che mi portero’ dietro da questo training sono cio’ che poi e’ lo spirito che porta ad organizzarli, ossia, lo stare tutti insieme condividendo con persone di Paesi diversi emozioni e follie, insoddisfazioni e paure che caratterizzano i nostri momenti vissuti insieme. Condividere una stanza d’albergo tripla con un gallese e un polacco e’ qualcosa di inimmaginabile solo un paio di anni per me e questo e’ un motivo di sfida e di orgoglio e sopratutto una cosa che mi fa star bene perche’ mi concede la possibilita’ di conoscere e farmi conoscere.

La giornata piu’ bella ed entusiasmante, nonostante tutto, e’ stata l’ultima e non a caso. Stanchi e addormentati perche’ sfiancati dal caldo e soprattutto poco reattivi agli input dei trainers, non vedevamo l’ora che tutto finisse mentre Dragan, il nostro trainer macedone, imperterrito ci esortava a raccogliere le ultime energie per mettere in atto una scenetta teatrale e provare ad immaginare il nostro futuro. Provare a creare una “foto” personale di quello che vorremmo e di quello che non vorremmo essere in futuro e’ stato divertente e creativo allo stesso tempo in quanto gli attori della nostra foto dovevano essere i ragazzi del nostro gruppo e poi confrontarci le nostre con tutti gli altri. E’ stato davvero bello veder concretizzare in breve tempo le nostre performance e autoironizzandoci tutti insieme mostrando i nostri sogni in modo del tutto nuovo e originale come previsto dall’educazione non formale.

I saluti finali sono stati pieni di commozione e speranza perche’ noi giovani ne abbiamo bisogno restando piu’ che mai umani in un mondo, quello del volontariato, che ancora oggi pochi conoscono e condividono ma che resta un valore imprescindibile per costruire un futuro migliore.

Di solito non ho mai dedicato un mio articolo a qualcuno ma credo che questa volta sento il dovere di ringraziare tre persone che sono state fondamentali durante questi mesi trascorsi in Kosovo. Pertanto grazie a Francesco, amico e compagno di avventure in quel di Roma che pazientemente ha aspettato i miei articoli spronandomi a non mollare e a fare meglio attraverso note e suggerimenti; ad Usman che, oltre ad essere per me un fratello speciale, resta il mio punto di riferimento nonostante le nostre marcate differenze che non ci impediscono comunque di volerci bene ed infine a Riccardo, mio nipote, che rappresenta il futuro di una generazione, quella degli anni 2000, proiettata sempre piu’ verso la multietnicita’ e la multiculturalita’ e al quale vorrei dirgli di sentirsi sempre un cittadino del mondo come mi sono sempre sentito io.

Un grazie va, poi, a chi mi ha seguito da Roma per conto di ARCS nella persona di Moira, squisita e preziosa come sempre nei suoi consigli, in questi mesi di SVE in Kosovo e a Francesco, responsabile della comunicazione, che mi ha permesso di far arrivare la mia voce a chi non ha potuto essermi accanto in questa lunga ma importante esperienza.

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