Bollettino dell’UNHCR sulla situazione in Siria e in Mali

Riportiamo le comunicazioni dell’UNHCR sulla situazione in Siria e in Mali.

SIRIA: LA VIOLENZA PROSEGUE INCESSANTE, CRESCE IL NUMERO DELLE PERSONE COSTRETTE ALLA FUGA

La violenza armata dilaga nella città più popolosa della Siria e migliaia di abitanti spaventati cercano riparo in scuole, moschee ed edifici pubblici. La Mezzaluna Rossa Araba Siriana (SARC) e altre associazioni nazionali stanno registrando ogni giorno circa 300 famiglie di sfollati che hanno bisogno di assistenza immediata. Sono tra le 250 e le 350 le persone stipate all’interno di 32 scuole, mentre in circa 7mila hanno cercato rifugio nelle residenze universitarie.

Data la pericolositá della situazione,l ‘ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ad Aleppo lavora in modo limitato, ma continua a coordinarsi con la SARC e le altre organizzazioni per identificare le necessità delle persone più colpite. L’ufficio di Damasco sta inviando alla SARC di Aleppo aiuti da distribuire a migliaia di famiglie, tra cui materassi, coperte, utensili per cucinare, teli di plastica, taniche per l’acqua e pannolini.

Sarebbero circa 200mila secondo le stime del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) e della SARC le persone fuggite da Aleppo e dalle zone circostanti nel corso del fine settimana.

L’ufficio UNHCR di Damasco è operativo al 50% delle proprie possibilità a causa delle restrizioni imposte dalle condizioni di sicurezza. L’ufficio sta effettuando un numero limitato di visite nelle aree colpite all’interno e nei dintorni di Damasco. Sono inoltre operative 9 linee telefoniche per i rifugiati, linee che continuano a costituire una fondamentale fonte di raccolta e diffusione di informazioni in ambito di protezione e accesso ai servizi. Molte delle persone che chiamano riferiscono della scarsa sicurezza, del timore di continui bombardamenti, del ridotto accesso a cibo, acqua e servizi igienici, in particolare in aree come Sayyeda Zainab, oltre che di famiglie che non riescono a lasciare le violente aree e che richiedono assistenza nel trasferirsi altrove. Stranieri di nazionalità diversa da quelle irachena, poi, che non dispongono di documenti, chiamano affermando di non essere in grado di spostarsi ed si dicono preoccupati per la propria incolumità fisica e di diventare oggetto di violenza. L’ufficio dell’UNHCR a Hassaké è pienamente operativo.

Altri uffici dell’UNHCR in Siria al Hassaké e Damasco sono attivi con oltre 250 operatori a disposizione.

Turchia

Continua a crescere il numero delle persone provenienti da Aleppo oltre 2mila negli ultimi 4 giorni che fuggono in Turchia, attraversando il confine di Hatay. Molti di loro raccontano le difficoltà incontrate durante il percorso, dei cecchini e posti di blocco stradali che potrebbero trattenere altre persone dall’intraprendere il viaggio.

Sono bel oltre 70mila le persone che hanno chiesto formalmente protezione in Turchia dall’insorgere della crisi. Al 26 luglio erano 44.188 le persone assistite dal governo della Turchia che gestisce 8 campi in diverse province tra cui Kilis, Gaziantep, Urfa e Hatay. Dato il continuo aumento del numero di arrivi, il governo del paese ha in programma di aprire 2 nuovi campi nei prossimi 3 giorni, ognuno dei qual in grado di accogliere 10mila persone. Ulteriori siti sono in corso di identificazione. Come comunicato dalle autorità, la decisione della Turchia di chiudere i posti di frontiera al traffico commerciale non altera in alcun modo la politica in atto di frontiere aperte per coloro che lasciano la Siria e chiedono protezione.

Giordania

Il governo della Giordania stima che circa 150mila rifugiati siriani siano entrati nel paese dal  marzo dello scorso anni. Tra questi 38.883 stanno ricevendo protezione e assistenza, mentre i restanti non  sono registrati.

Dal momento che il flusso di rifugiati dalla Siria non sembra arrestarsi, la vicina Giordania ha aperto domenica un nuovo campo in tempo record per alleggerire la pressione nei siti alla frontiera che ospitano migliaia di rifugiati siriani. Il campo si trova a Za’atri, un’area battuta dal vento nel deserto vicino a Mafraq, nel nord della Giordania. Oltre 750 rifugiati finora si sono spostati dai 2 centri di transito nel nuovo campo. La maggior parte degli spostamenti ha luogo tra le 9 di sera e le 5 del mattino per evitare il caldo del giorno. Il campo che al momento può accogliere 10mila rifugiati potrà ospitarne fino a 113mila se necessario.

Fino allo scorso fine settimana circa 10mila rifugiati siriani vivevano in 4 sovraffollati centri di transito vicino al confine tra Siria e Giordania. Ulteriori 1.500 arrivano ogni notte attraverso posti di frontiera informali, soprattuto dal governatorato di Da’raa nel sud della Siria. Sono giunte informazioni di rifugiati presi di mira da colpi di arma da fuoco mentre cercavano di fuggire. Anche il numero di rifugiati provenienti da Damasco ha subìto un’impennata  a seguito degli eventi della scorsa settimana.

Molti rifugiati sono stati accolti e aiutati dalla comunità locale giordana. Tuttavia con l’elevato ritmo degli arrivi, le limitate risorse della comunità d’accoglienza e le fragili infrastrutture locali sono sottoposte a una pressione superiore alle loro possibilità.

Riconoscendo tale pressione sulle strutture di confine e sulle famiglie d’accoglienza, le autorità giordane e le organizzazioni umanitarie locali hanno richiesto all’UNHCR e alle agenzie partner di allestire un nuovo campo, il primo dall’inizio della crisi di rifugiati iracheni in Giordania. I lavori sono iniziati il 20 luglio, il primo giorno del mese santo del Ramadan. Il governo giordano, Jordan Hashemite Charity Organization, Jordan Health Aid Society, UNHCR, UNICEF, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) e altri partner hanno lavorato instancabilmente per accelerare l’apertura del campo. Con temperature che raggiungevano anche i 45 gradi, gli operatori hanno dovuto lavorare durante la notte per erigere le tende, installare gli impianti idrici e igienico-sanitari e allestire i capienti depositi.

Libano

Sono 34.096 i siriani fuggiti in Libano che ricevono protezione e assistenza attraverso l’impegno del governo, delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative partner. Di loro 31.596 sono registrati. Il numero complessivo stimato di cittadini siriani che si trovano Libano a seguito dei disordini nel proprio paese è molto più elevato.

La maggioranza delle persone registrate presso l’UNHCR è originaria di Homs, ma vi sono state anche recenti ondate di arrivi da Damasco, Daraa e Souwaieak. Dopo un picco di oltre 11mila persone in meno di 2 giorni, il numero di arrivi è diminuito la scorsa settimana fino ad alcune centinaia ogni giorno. La maggior parte dei nuovi arrivati non si è registrata presso l’UNHCR. Molti di coloro che sono stati intervistati si sono sistemati in appartamenti presi in affitto a Beirut o Mount Lebanon. Alcuni hanno detto di sperare di trovare lavoro a Tripoli o nel sud del paese. Altri invece hanno espresso  preoccupazione sul fatto di trovare una sistemazione. La maggior parte comunque spera di poter tornare nel proprio paese nelle prossime settimane.

La maggior parte delle famiglie arriva in furgoncini con molti bagagli al seguito, mentre quelli che rientrano in Siria sono perlopiù uomini soli che affermano di tornare per controllare le proprietà o per ragioni personali.

L’UNHCR continua a collaborare con le autorità libanesi e le agenzie partner per portare a termine un piano d’emergenza da utilizzare nell’eventualità che nelle prossime settimane o mesi il flusso di persone in fuga aumenti. Quelli delle cure mediche e degli alloggi sono tra i settori più critici, che necessitano di maggiore sostegno finanziario.

Iraq

Continua a crescere il numero di rifugiati siriani principalmente di etnia curda in Iraq. Attualmente i rifugiati registrati sono 12.073. La scorsa settimana solo un piccolo numero di cittadini siriani è riuscito a varcare la frontiera. L’UNHCR è grato per le rassicurazioni fornite dal governo iracheno sul fatto che le frontiere rimarranno aperte ai siriani in fuga dalla violenza.

È poi in aumento anche il numero di rifugiati iracheni che ha scelto di ritornare a casa. Negli ultimi 10 giorni oltre 20mila persone hanno fatto ritorno. In risposta a questi inattesi rientri, oltre che agli alti numeri di siriani in arrivo, l’UNHCR sta allestendo centri di transito ai confini con la Siria per garantire che sia gli iracheni che rientrano, sia i rifugiati siriani ricevano l’assistenza di cui hanno bisogno.

Algeria

Sempre più cittadini siriani cercano rifugio in numero sempre maggiore anche in Algeria. In base a resoconti provenienti da diverse fonti sarebbero attualmente tra 10mila e 25mila. Tuttavia solo 70 di loro finora si sono rivolti all’ufficio dell’UNHCR. Molti siriani risiedono in luoghi pubblici e scuole e potrebbero aver bisogno di assistenza. Inoltre, al mese di luglio, sono circa 1.305 i rifugiati siriani registrati con l’UNHCR in Egitto e altri 400 registrati presso l’ufficio dell’Agenzia in Marocco.

Con oltre 129.240 rifugiati siriani registrati finora la maggioranza dei quali totalmente dipendenti dall’assistenza umanitaria l’UNHCR e le agenzie partner avvisano che gli scarsi finanziamenti avranno un profondo impatto sulla loro possibilità di continuare a far fronte alle necessità dei rifugiati.

MALI: L’ALTO COMMISSARIO GUTERRES IN VISITA NEL BURKINA FASO INVITA A FORNIRE MAGGIORE SOSTEGNO AI RIFUGIATI

Nota per i media del Palais des Nations: siete invitati a partecipare alla conferenza stampa congiunta dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Antonio Guterres e dell’Assistente Segretario Anne C. Richard che si terrà venerdì 3 agosto alle 11:30 presso la sala stampa III. Guterres e Richard forniranno le loro valutazioni sulla visita e sulla crisi nel Mali in generale. Risponderanno inoltre a domande su altre gravi situazioni d’emergenza come quelle in Sud Sudan e Somalia.

Guterres comincia oggi una visita di 3 giorni nel Burkina Faso per osservare di persona la situazione umanitaria sempre più critica di oltre 100mila rifugiati maliani e il suo impatto sui paesi vicini.

L’Alto Commissario sarà accompagnato dalla signora Anne C. Richard, Assistente segretario di stato degli Stati Uniti per la popolazione, i rifugiati e le migrazioni.

Dall’inizio del conflitto lo scorso gennaio oltre 250mila maliani sono fuggiti nei vicini Burkina Faso, Mauritania e Niger, mentre si calcola che altri 167mila siano sfollati all’interno del paese. Considerando la crisi a livello regionale, sarebbero 10 milioni secondo le stime le persone che hanno bisogno di assistenza d’emergenza a causa delle precipitazioni irregolari, mancati raccolti, alti prezzi dei generi alimentari oltre che del conflitto.

Nella giornata di domani Guterres e Richard visiteranno il campo per rifugiati di Damba nel nord. Il campo accoglie soprattutto rifugiati di etnia Tuareg (80%), oltre che arabi (15%), Peuls, Bambara e Songhai fuggiti dall’area di Gossi nella regione di Timbuktu.

Si tratta della seconda visita dell’Alto Commissario nella regione del Sahel, nell’ambito dell’impegno per guadagnare sostegno internazionale in favore di questa semidimenticata crisi di rifugiati. All’inizio di maggio Guterres ha visitato il Niger dove ha fatto appello ai donatori affinché fornissero finanziamenti per i rifugiati maliani nella regione. Ha inoltre esortato la comunità internazionale a trovare soluzioni politiche alla situazione in Mali prima che diventi una minaccia per la sicurezza globale.

L’UNHCR sta profondendo il massimo impegno per coprire le necessità dei rifugiati a causa del livello di finanziamenti estremamente basso. Infatti,  nonostante una recente donazione di 10 milioni di dollari da parte del governo statunitense e di contributi di altri donatori, l’Agenzia ha ricevuto appena un terzo dei fondi necessari per assistere i maliani costretti ad abbandonare le proprie case. Dei 153 milioni di dollari richiesti sono solo 49,9 milioni quelli finora devoluti, pari al 32,4% del totale. Ammonta finora a 27 milioni di dollari la cifra stanziata dal governo statunitense per i rifugiati maliani.

Nell’inospitale ambiente del Sahel l’accesso all’acqua potabile, ai servizi igienici e medici è di cruciale importanza per la cura e la prevenzione di patologie comuni come diarrea e infezioni respiratorie o del colera. Altri servizi, come l’istruzione nei campi, sono gravemente limitati a causa degli insufficienti finanziamenti.

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