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EVS. Il viaggio di Chiara continua.

Ultimo contributo di Chiara Busetto, volontaria partita a febbraio nell’ambito del progetto di servizio volontario europeo organizzato da ARCS, prima del suo rientro a casa.

L’orologio del mio cellulare segna le 6.30 del mattino quando il bus si ferma vicino alla stazione, e’ domenica mattina e oggi siamo noi a svegliare la citta’.

Per strada poche macchine, solo io e Tano mezzi addormentati, con i nostri zaini in spalla siamo diretti verso il centro. Sono entusiasta, finalmente Belgrado!!!

A pochi minuti dalla stazione due palazzi, o meglio le macerie di quel che resta, sono pero’ uno schiaffo in faccia che mi sveglia completamente dopo sei ore di viaggio. Sono buchi neri che lasciano intravedere lo scheletro degli edifici, sempre li’ a ricordare che la storia si ripete, ed e’ una storia che non insegna, una storia schiacciata dalla politica che abbandona le persone nonostante un bombardamento annunciato.

Ma Belgrado ci mostrera’ Diana, la nostra amica portoghese che sta facendo l’EVS proprio qui, non e’ solo questo, tutt’altro.

E’ la vita di sera nella strada bohemiene dove la notte e’ scandita dalla musica della kafana dove la gente balla e canta, ride e beve, si conosce e discute; e’ il colore degli artisti di strada e delle esposizioni di foto lungo la via principale e all’interno del giardino della fortezza; e’ la serenita’ di passeggiare a Kalemegdan sfidando l’avvertimento del cartello per cui “walking in this area you risk your life”; e’ la scandalosa statua di un uomo nudo con un piccione in mano che guarda unirsi il Danubio e il Sava; e’ lottare contro la canicola per entrare nella chiesa ortodossa di San Sava, cosi’ maestosa e imponente fuori quanto spoglia dentro; e’ scoprire che in una mostra fotografica nelle cantine della residenza della principessa Ljubica compare il piccolo monastero ortodosso di Budisavci che si trova nella campagna della nostra Klina!

Ma per noi Belgrado significa anche, e soprattutto, rivedere i nostri amici, i ragazzi che abbiamo conosciuto all’on-arrival training a Sarajevo. Vengono dal Portogallo, dalla Francia, dalla Polonia, dalla Lituania, dalla Grecia, dall’Estonia, dall’Irlanda, dal Galles e dall’Olanda, ma la comunita’ piu’ grande e’ quella italiana, ad un passo dall’imporsi anche come lingua ufficiale del training!

E’ bello rivederli, anche se non tutti sono presenti. E’ bello scambiarsi idee, consigli, ma anche delusioni e dispiaceri. Fa capire che perdiamo sempre troppo tempo a lamentarci, a piangerci addosso su quello che c’e’, non c’e’ o c’e’ troppo.

Ascoltare le altre esperienze apre gli occhi, non a capire che c’e’ sempre qualcuno a cui e’ andata peggio, ma che c’e’ sempre un’altra prospettiva con cui vedere le cose.

Mentre a Sarajevo si e’ parlato delle aspettative e delle attivita’ del progetto in se’, a questo training viene dato molto spazio al riflettere sull’esperienza passata quasi al termine per molti di noi ma anche su quello che ci aspetta una volta tornati a Casa. Un grande punto di domanda e di incertezza per tanti me compresa, pochi hanno le idee chiare. Si sogna di continuare l’universita’, di firmare contratti per nuovi lavori e di continuare a viaggiare.

Tra giovedi’ sera e venerdi’ mattina pero’ e’ gia’ tempo di risalutarci, questa volta forse per sempre.

Il nostro viaggio da venerdi’ pomeriggio continua verso il nord della Serbia: la nostra destinazione e’ Novi Sad. Qui ci ospita Marianna, innamoratissima della sua host country, che ci accoglie tra una lezione di serbo e una rakja al miele, in una piccola citta’ diversa da tutte quelle che ho visto fin’ora nei Balcani; tagliata in due dal Danubio e impregnata di cultura austro-ungarica e’ una citta’ pulita e moderna, ricca di storia e vitalita’: la fortezza con appeso lo striscione dell’EXIT festival che tra pochi giorni impazzira’ per le strade fa da sfondo al monumento in memoria delle vittime dell’olocausto sul lungo Danubio.

E’ tempo di tornare in Kosovo, il viaggio di giorno mi mostra chiaramente come il paesaggio naturale e umano cambi in modo cosi’ netto e indiscutibile. Ci manchera’ la Serbia, ma casa e’ pur sempre casa.

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