EVS. Mitrovica, il ponte che ancora divide

Scritto da Gaetano Nardone, volontario partito a febbraio nell’ambito del progetto di servizio volontario europeo organizzato da ARCS.

Pensieri notturni che nascono nella notte e si materializzano all’alba di un mattino; nasce cosi’ il mio viaggio alla scoperta di quella citta’ attraversata dal fiume Ibar, Kosovska Mitrovica o semplicemente Mitrovica.

Il Kosovo e’ un Paese pieno di incantevoli luoghi, anche storicamente importanti come Mitrovica, conosciuta sin dai tempi del Medioevo e dove ancor oggi e’ possibile ammirare la fortezza militare di Svecan. Mitrovica non e’ solo storia secolare però, o perlomeno, ha anche un altro particolare; e’ una citta’ nella quale la parola pace risulta essere un’utopia e dove si concentrano tutta una serie di problemi interni legati a stretto contatto tra politica nazionale e politica internazionale.

Divisa in “nord” e “sud”, a seconda della parte a cui si accede (serba la prima, albanese la seconda),  Mitrovica e’ una citta’ apparentemente tranquilla e posata nella parte serba, frenetica e caotica nella parte albanese. Allo stesso tempo è squarciata in due da un latente conflitto che in momenti di campagna elettorale si manifesta esplodendo in modo violento ma soprattutto non le permette di essere una città normale come la maggior parte delle città al mondo.

Sin da bambino sono cresciuto associando al termine “ponte” un’immagine positiva e legata al’idea di una struttura fissa che collega due parti, separate spesso dall’elemento acquatico, attraverso cui l’uomo ha provato ad unire inventando quello che oggi conosciamo appunto con il nome di ponte.

A Mitrovica la storia – e soprattutto la guerra – ha cambiato il senso letterale del termine, assegnando invece al ponte un ruolo simbolico privo di significato positivo; ancor’oggi quel ponte è un qualcosa di totalmente diverso da una frontiera ma che si comporta più o meno come se lo fosse, con l’unica differenza di non dover esibire ad alcuno il proprio passaporto.

Il ponte che unisce o meglio separa le “due” entità e’ deserto e piantonato solo dai militari della Kfor e da una pattuglia locale; attraversarlo ti lascia dentro un senso indescrivibile, di vuoto e di paura allo stesso tempo. Emerge qui, con tutta la sua forza, anche il ruolo simbolico della bandiera e del nazionalismo balcanico; da un lato ci si lascia alle spalle l’aquila nera raffigurata nella bandiera albanese per trovarsi di fronte un’altra aquila, questa di colore bianco su sfondo rosso e blu che ci indica con tanta naturalezza di essere appena entrati in territorio serbo nonostante il Kosovo sia uno stato a sè stante.

La bandiera ufficiale del Kosovo ha i colori giallo e blu che, come quella della Bosnia (non a caso altro Paese uscito recentemente da una cruente guerra), raffigura lo Stato nella sua morfologia geografica e con sei stelle al centro volte a rappresentare le sei etnie principali presenti. In Kosovo il dibattito tra chi desidera la bandiera che richiama i colori e la nazione albanese e chi, invece, meno nazionalista, approva con una generale accondiscendenza i colori ufficiali è sempre aperto e divide chi invece da una bandiera dovrebbe essere unito.

Ciò che alla fine ti confonde è che uno Stato ufficialmente riconosciuto da una buona fetta di mondialità sia alle prese con problemi di natura politica e che poco ha a che fare con i problemi di natura reale come disoccupazione giovanile, corruzione e mancanza di politiche serie che tutelino e sviluppino ambiente e sistema dei trasporti.

Può quindi una bandiera bloccare un intero Paese e renderlo intrappolato nelle sue stesse reti esasperandolo nell’estenuante lotta nazionalistica? La risposta purtroppo è affermativa e la Repubblica di Macedonia, vicina del Kosovo, ne è a tutt’oggi l’esempio negativo di come il nazionalismo non sempre risulta essere la via migliore da perseguire per soddisfare il criterio minimo di benessere per una nazione.

Condivido sui social media!

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *