Racconto fotografico da Calais

di Sara Prestianni

Ho cercato di raccontare, attraverso le immagini, l’attesa dei giorni precedenti allo sgombero della cosiddetta Giungla di Calais. Le file verso destini incerti, nei centri di accoglienza sparsi sul territorio francese. Le notte di guerriglia e le piogge di lacrimogeni sulla jungle che si ripetono da mesi, portando all’esasperazione i suoi abitanti. Il sistema di “selezione” alla francese: tra minori e maggiori, tra chi ha diritto e chi non ha diritto. I braccialetti. L’identificazione. E poi ancora i fuochi, appiccati per rivolta dai migranti, ma sicuramente anche frutto di una strategia che voleva lo sgombero della jungle, un’operazione da chiudere velocemente affinché apparisse come un successo elettorale. Infine i resti, le ceneri.

Migranti che si aggirano come fantasmi tra le macerie di quella che é stata la loro città. Centinaia di migranti, di cui molti minori, esclusi dal sistema di accoglienza, dormono all’agghiaccio nei giorni seguenti.

Il 27 ottobre alle 13.00 il Governo annuncia la fine della jungle. Alla stessa ora decine di camionette partono da là dirigendosi nelle strade della città di Calais per una vera e propria caccia all’uomo. Chiunque é identificato. Chi non é in possesso dei documenti é portato nei vari CIE lasciati liberi per l’occasione in vista di una sua immediata espulsione.
Quello dello sgombero é stato un vero e proprio teatrino elettorale. 700 giornalisti accreditati. Telecamere da tutto il mondo. Ma a Calais di Jungle si distruggono e ricostruiscono da 20 anni. Di jungle ce ne saranno sempre fino a quando la frontiera con l’Inghilterra sarà chiusa.

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