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Grazie ad AYOUNKON è cominciata una nuova vita

di Adele Cornaglia

Giunge alla conclusione il progetto “Ayounkon: supporto all’accesso ai servizi oftalmologici nella Valle della Bekaa”. L’iniziativa di ARCS, finanziata dal Lebanon Humanitarian Fund, gestito da UN OCHA, ha offerto nel corso dell’anno più di 2000 screening oculistici gratuiti, nei centri di salute primaria del partner di progetto Amel Association International, per la popolazione rifugiata e libanese più vulnerabile. Oltre 900 paia di occhiali correttivi sono stati distribuiti e 130 operazioni salva-vista sono state realizzate per bambini e adulti che presentavano difficoltà visive.

I pazienti sono entusiasti di aver avuto accesso a servizi sanitari da cui prima erano esclusi per ragioni economiche. Inoltre, il miglioramento della salute visiva ha avuto effetti sulla loro vita quotidiana nonché sulla loro situazione socio-economica.

Molti bambini che prima avevano un basso rendimento scolastico per via di difetti visivi e patologie oculari, grazie all’accesso ai servizi offerti dal progetto hanno migliorato i loro risultati. Gli adulti hanno prima di tutto riconquistato la loro indipendenza e fiducia in sé nelle piccole faccende quotidiane.

F., ad esempio, una cinquantenne dell’Arsal che dall’età di quattordici anni soffriva di cecità per via di una malformazione alla cornea, ci racconta che occuparsi della famiglia ed uscire di casa era diventato per lei impossibile se non accompagnata dal suo bastone o da qualche familiare. Oggi, invece, “è cominciata una nuova vita”.

Molti dei pazienti che hanno beneficiato di interventi chirurgici come cataratta o trapianto di cornea hanno sottolineato proprio quest’aspetto: l’essere usciti dalla condizione di cecità ha avuto un impatto anzitutto sulla loro vita personale con ripercussioni, poi, sulla loro situazione socio-economica, permettendogli ad esempio di aver accesso ad un nuovo lavoro.

Iniziative di questo tipo dimostrano come il mancato accesso ai servizi sanitari possa incidere non soltanto sulla salute delle persone ma sulle loro condizioni di vita in generale. Soprattutto in un Paese come il Libano dove il welfare sociale è deliberatamente e strutturalmente sottodimensionato: coloro che non posseggono un’assicurazione sanitaria sono spesso lasciati alla porta; se rifugiati la situazione peggiora ulteriormente.

Del resto, uno dei motivi principali che ha portato il popolo libanese a scendere in piazza è stato proprio questo: il mancato sostegno sociale in una situazione di crisi economica con un sistema politico paralizzato e corrotto. E facendosi tutto sempre più incerto, dopo quattro mesi di stallo generale che ha visto manifestazioni di piazza, strade bloccate, scuole chiuse e poi riaperte, banche prese di assalto, inflazione e valore della moneta sempre più debole (almeno nell’economia reale), dove chi se lo poteva permettere ha già abbandonato il Paese mentre chi ci è rimasto deve far fronte ad una povertà sempre più diffusa e dove i politici non riescono ancora a formare il nuovo governo, la frustrazione popolare è in forte crescita.

Questa la situazione alla base delle manifestazioni dell’ultimo fine settimana sfociate in violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine con un bilancio di feriti considerevole per la prima volta dal 17 Ottobre scorso.

Il futuro del Paese dei Cedri appare dunque sempre più instabile e di difficile lettura. Quello che è chiaro, però, è che chi più di tutti sta pagando le conseguenze di questa situazione è la parte più vulnerabile della popolazione: motivo per il quale l’intervento della società civile organizzata risulta ora ancor più necessario.

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