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La Papessa e l’Imperatore

di Leonardo Sartori, volontario Servizio Civile Universale

Nella lettura dei tarocchi marsigliesi, la carta della Papessa può manifestare, tra i suoi diversi significati, la meditazione e la riflessione. Due processi lenti, curativi, vicini alla sfera spirituale dell’essere umano.

Il periodo della mia vita che ha preceduto la decisione di partecipare al servizio civile in Libano si era esposto a quei processi lenti che la Papessa rivela. Intralciato da un fastidioso senso di insoddisfazione, ho attraversato gli incroci che si sono presentati nella mia vita, e ho ripercorso le strade che mi hanno arricchito come persona e come membro attivo di una comunità.

Ho rivisto gli amici de Il Referendum, testata indipendente, povera di fondi ma ricca di volontari, nata tra noi universitari, per dare voce ai diritti taciuti e luce alle ingiustizie occultate. Ho rivissuto le emozioni, belle e meno belle, che hanno riempito i mesi organizzativi del Verona Pride, il quale ha dato impeto e coraggio a quella parte della comunità che, in una città spaventata e diffidente, ha sete di eguaglianza e inclusione. Si sono ravvivate le immagini delle manifestazioni femministe e curde che i miei occhi avevano fotografato a Istanbul. Ho poi ripensato ai mesi trascorsi nell’ufficio di Daniele Viotti nel Parlamento europeo, alle lunghissime riunioni della commissione Budget, ma anche al fascino – e a una realistica disillusione – che il funzionamento dei complicati meccanismi democratici suscitava in me. Ho riflettuto sulle storie di Oumar, Balanding, Bailo, Samuel, Celestine, Sekou Cherif, e a quelle di tutti i ragazzi conosciuti nei centri d’accoglienza a Verona. Ho dato un po’ di spazio anche alle esperienze più deludenti, ma ho rimbalzato i timori e le insicurezze che mi avevano provocato.

Una travolgente euforia mi ha attraversato nel rivedere i ricordi dei viaggi, e degli incontri che essi mi hanno regalato. I cibi assaggiati, le incomprensioni decifrate, le lingue masticate, i colori riflessi, gli odori scoperti.  Ho dolcemente ricordato i momenti di sconforto sul ciglio della strada con il pollice alzato, e pensato al caldo profumo delle case sconosciute che mi hanno accolto.

Ho meditato sul senso dei nuovi inizi, sul significato delle radici e alla loro lunghezza. Arreso, mi sono abbandonato alle emozioni che essi suscitano in me.

Forse l’impazienza, forse l’energia dello Stromboli, ha risvegliato in me una sensazione estranea alla figura della Papessa. Ho seguito i vecchi istinti che le riflessioni, e quindi la presa di coscienza del mio percorso, avevano legittimato. Partire per il Libano racchiude in sé gli incroci e le strade che ho attraversato, le battaglie sociali e politiche in cui ho creduto e in cui credo. Partire nutre e rinvigorisce quell’euforia per i nuovi inizi e regala l’emozione di trapiantare le radici affamate, ma non troppo profonde, di una pianta che cresce.

Sulle orme dalla Papessa, l’Imperatore riparte dai doni curativi dello studio e della riflessione e, con la sua concretezza, realizza.

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