Italia chiama Libano: prime impressioni e influenze

di Giulia Gerosa e Leonardo Sartori

Dopo le prime due settimane di servizio civile in loco, a Beirut, siamo entusiasti di condividere quanto finora vissuto e conosciuto qui.

L’impatto con la nuova realtà è stato sicuramente coinvolgente, con tantissimi spunti di riflessione e di contraddizione che – abbiamo l’impressione – saranno una costante in tutto questo nostro percorso.

Quello che possiamo esprimere ad oggi è che Beirut si presenta come una città molto eterogenea, dove è sufficiente attraversare una strada per trovarsi in un quartiere totalmente differente rispetto a quello precedente. Di conseguenza, abbiamo anche capito che l’idea migliore per esplorare la città è perdersi per i quartieri con sguardo attento: sia per evitare di restare bloccati nel traffico disordinato della città, sia per osservare, fermarsi, conoscere, orientarsi.

Gli edifici sono in gran parte ricostruiti, sebbene permangano i segni evidenti di una guerra civile che ha squassato una nazione, e di cui si fa fatica a parlare, sia a livello istituzionale, sia a livello personale. Per questo motivo avremo bisogno noi stessi di un po’ di tempo, prima di poter farci un’idea più complessiva.

Siamo arrivati in un periodo particolare per il Libano, per la regione circostante, e per il mondo.

Il Libano viene da una serie di proteste antigovernative, iniziate il 17 ottobre 2019, proseguite fino a gennaio e poi diminuite in termini di intensità nelle ultime settimane. Nonostante ciò, ci viene da dire che stiamo ‘navigando a vista’, poiché la situazione economica si è certamente aggravata, con un divario tra economia finanziaria ed economia reale che risulta evidente anche a nuovi arrivati come noi. Lunedì  9 marzo, sarà una data importante perché si deciderà su un’eventuale ristrutturazione del debito pubblico, da cui potrebbero dipendere conseguenze sul piano economico, finanziario e sociale.

Oltre a ciò, il Libano non è rimasto immune alla diffusione del Covid-19, o Coronavirus, con il primo caso registrato da una persona rientrata dall’Iran, uno tra i Paesi più colpiti. Come tutti i Paesi sono stati chiamati a fare, e sull’onda delle proteste davanti al Ministero della Salute, il Governo ha deciso di bloccare, da venerdì scorso, i voli provenienti dai Paesi ad alto tasso di contagio, quindi Cina, Iran, Corea del Sud e Italia.

ARCS è stata toccata da vicino da questa situazione, in quanto sia il coordinatore paese della sede libanese, Giuseppe Cammarata, sia un nuovo membro dello staff in loco, Alice Bodo, sono al momento bloccati in Italia, secondo i provvedimenti previsti.

È dunque tutta una situazione in continuo divenire, con limitazioni che vanno man mano ad aggiungersi (scuole e università sono state chiuse per una settimana, il carcere dove ARCS ha un progetto è stato chiuso a visite di parenti e ONG) per limitare il contagio del virus.

Vacillando tra isteria e umorismo, i beirutini sembrano adattarsi alla nuova emergenza sanitaria, che potrebbe però accrescere il divario socio-economico già accentuato dalla grave situazione in cui si trova il Paese.

Noi volontari continueremo, con qualche accortezza in più, il nostro servizio e la nostra conoscenza del nuovo contesto: vi teniamo aggiornati!

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