04Settembre2017 Facilitatori di pace per comunità resilienti nei quartieri suburbani di Beirut

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Europa Medio Oriente e Nord Africa
Italia Libano
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Educazione e cittadinanza attiva, Pace e diritti, Volontariato,
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12 mesi (concluso 4 settembre 2018)
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€ 41.600,00 euro

ARCS e ARCI insieme all’organizzazione locale Basmeh & Zeitooneh hanno dato vita a un progetto per favorire l’empowerment sociale ed economico delle categorie più vulnerabili di Naba’a – bambini, giovani e donne – attraverso l’apertura di un Community Center in grado di offrire servizi integrati. L’intervento dei volontari dei corpi civili di pace si inseriva in tale cornice socio-culturale ed economica con l’obiettivo di sperimentare una nuova modalità di azione nei conflitti sociali locali.

Beneficiari

4 volontarie italiane al di sotto dei 29 anni, formate sui temi di cittadinanza attiva, servizio civile, cooperazione e solidarietà internazionale, risoluzione non violenta dei conflitti e degli interventi civili di pace. Beneficiari indiretti sono stati i partner e le comunità locali coinvolti.

Partner

ARCI Servizio Civile Nazionale (Capofila), ONG Basmeeh & Zeitooneh,

Finanziamenti

Fondi Propri, USCN-Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri,

ARCS e ARCI insieme all’organizzazione locale Basmeh & Zeitooneh hanno dato vita a un progetto per favorire l’empowerment sociale ed economico delle categorie più vulnerabili di Naba’a – bambini, giovani e donne – attraverso l’apertura di un Community Center in grado di offrire servizi integrati. L’intervento dei volontari dei corpi civili di pace si inseriva in tale cornice socio-culturale ed economica con l’obiettivo di sperimentare una nuova modalità di azione nei conflitti sociali locali. Le attività del progetto hanno interessato l’area di Beirut e del Monte Libano, che rappresenta la seconda località per numero di profughi dopo la valle della Bekaa.

L’ingente flusso di rifugiati ha avuto un impatto significativo sui 2 milioni di libanesi e 59.000 rifugiati palestinesi che già vivevano nell’area prima della crisi – in particolare nelle zone suburbane di Beirut – in condizioni di vulnerabilità e povertà. Tra queste aree figura Bourj Hammoud, quartiere a nord-est della capitale. Uno dei suoi 7 principali distretti è Naba’a, area storicamente musulmana sciita e cristiana armena. Dalla fine della guerra del ‘90, migranti asiatici e africani sono arrivati nel quartiere per lavorare nelle fabbriche di manufatti e nei laboratori artigianali e Naba’a è divenuta un melting pot culturale, religioso e politico. Con l’aumento della popolazione e l’arrivo di 16.000 rifugiati dalla Siria, sono aumentate emarginazione sociale e forti tensioni. I minori non hanno accesso facilitato all’istruzione principalmente per questioni finanziarie. La mancanza di servizi non incoraggia ad avere attenzione alla salute in generale e a quella riproduttiva in particolare. La violenza di genere (GBV) è largamente diffusa. Molto alto è il tasso di disoccupazione, in particolare tra i giovani rifugiati. Nelle aree più marginali il rischio di radicalizzazione è molto forte, aggravato dalla crescente spaccatura tra sciiti-sunniti del Libano e e dalla rivolta contro il governo armato nella vicina Siria.

L’obiettivo dell’intervento era quello di contribuire a formare individui e comunità maggiormente resilienti perché potessero, tramite risorse endogene, trasformare le proprie condizioni economiche (disoccupazione e povertà, mancanza di opportunità e di prospettive) e sociali (emarginazione e isolamento, assenza o restrizione alla libertà di espressione e alla libertà di movimento) e ricomporre il tessuto sociale e politico libanese.

paesi d'intervento

11

Paesi di intervento

progetti

250

Progetti

operatori locali

500

Operatori locali

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