Voci e Volti di P come Partecipazione

Abbiamo deciso di raccogliere voci e volti dei partner del nostro progetto P come Partecipazione, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Lo abbiamo fatto chiedendo loro di posare per noi con un oggetto a loro caro, rappresentativo del loro lavoro e del loro percorso all’interno del progetto, raccontandoci che cosa significasse far parte di P come Partecipazione.
Ringraziamo il fotografo Gabriele Fiolo per gli scatti!

Le fotostorie di Tamat

10 maggio 2021
Ali – Burkina Faso – 31 anni
Partecipante alla formazione rivolta a migranti, richiedenti asilo e rifugiati organizzata con Tamat presso la Tenuta della Mistica, Roma 

Vivo qui da 7 anni, sono burkinabé, ho una figlia di 9 anni che non vedo da 7.

Sono giardiniere, tre settimane fa ho lasciato il lavoro perché il mio datore di lavoro non voleva farmi il contratto; io ho il permesso di soggiorno e non penso che debba essere sfruttato per tutta la vita, è mio diritto essere assunto e fare una vita tranquilla.

Sono realista, la vita non è facile ma sono di fondo una persona molto positiva, quando lavoro lo faccio con il cuore, voglio imparare e conoscere.

In questi pochi giorni penso di avere imparato moltissime cose: come organizzarsi nel lavoro, come gestire i fondi, come lavorare in squadra, cosa significa la parola guadagno. Anche se sono stati pochi giorni mi sento “più sicuro” più capace di scegliere le cose giuste nel momento giusto. Vado via di qui con una grande fiducia in me stesso.

3 maggio 2021
Riccardo Milani – TAMAT
Formatrice del corso “P come PERSONE e PARTNERSHIP: co-sviluppo ed inclusione socioeconomica” rivolto a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, organizzato a Roma

Ho scelto il planisfero perché è stato una traccia di tutto quanto il percorso di formazione e dei laboratori. L’abbiamo usato all’inizio o alla fine delle giornate per raccontare le storie e le aspettative che sono diventate esse stesse parte del corso: dalla partenza dal paese di origine a quella che sarà eventualmente anche la prospettiva di un rientro e più in generale abbiamo immaginato “dei futuri”.

Il nostro corso è semplicemente parte di questa direzione, il mappamondo rappresenta l’origine e le destinazioni dei ragazzi, il simbolo delle storie con le quali ci siamo incontrati.

Abbiamo insistito molto sulle caratteristiche culturali, abbiamo cercato di valorizzare gli aspetti e le competenze dei ragazzi considerandole un grande valore aggiunto. Trasportare competenze in un altro paese significa arricchirlo di nuove opportunità, questo per me è il valore aggiunto di ogni migrazione. Questa consapevolezza l’abbiamo sperimentata in altri progetti e l’abbiamo portata anche in questo percorso perché vogliamo che ognuno di noi si esprima attraverso la propria identità e cultura aggiungendola alla comunità in cui si trova a vivere.

23 aprile 2021
Abdul Issa – Niger – 21 anni
Partecipante alla formazione rivolta a migranti, richiedenti asilo e rifugiati organizzata con Tamat presso la Tenuta della Mistica, Roma 

Vivo a Roma da un anno. 

Ho scritto sul foglio un ringraziamento per TAMAT che ha avuto questa bella idea. Mi sono sentito coinvolto, e poi fare questa esperienza qui alla tenuta della Mistica mi ha ispirato.

Vorrei lavorare o iniziare un progetto simile, di agricoltura sociale, io nasco agricoltore e potrei mettere a frutto le mie competenze.

Ho imparato delle parole nuove grazie alla maestra Chiara, la parola VISION che significa idea ed obiettivo.

La mia vision è quella di riuscire ad inserirmi nel mondo del lavoro e se fossi io un datore di lavoro darei priorità alle persone senza lavoro, non solo agli stranieri ma anche agli italiani!

17 aprile 2021
Chiara Pontecorvo – TAMAT
Formatrice del corso “P come PERSONE e PARTNERSHIP: co-sviluppo ed inclusione socioeconomica” rivolto a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, organizzato a Roma

Questo barattolino era una scatoletta di fagioli che per un periodo è stata una maracas che oggi si è trasformato in un blocco da costruzione. Ho scelto questo oggetto perché trovo molto forte l’immagine di un qualcosa di umile che con cura si arricchisce e che può diventare fondamentale in contesti svariati.

Oggi è stato importante questo barattolino perché è stato l’espediente che abbiamo usato per fare pratiche di problem solving e attività di team building. I partecipanti del corso si sono coordinati tra di loro, hanno fatto emergere un leader, hanno saputo darsi delle direzioni, seguire delle regole particolari ed arrivare ad un obiettivo in maniera collettiva e coordinata. Lo scopo del laboratorio di questi giorni era fornire delle informazioni generiche sull’imprenditoria e l’auto impiego e fornire degli strumenti di cui i partecipanti potessero avvalersi per costruire un progetto di vita che fosse in Italia, nei loro paesi o in altre destinazioni. 

06 aprile 2021
Zakaria Ovelhazi – 20 anni – Tunisia – “FUSIONE”
Partecipante alla formazione rivolta a migranti, richiedenti asilo e rifugiati organizzata con Tamat presso la Tenuta della Mistica, Roma 

Sono nato a Modena, poi all’età di 5 anni sono tornato a vivere in Tunisia.

Dal 2019 sono tornato a vivere qui con mia madre; sto frequentando la seconda superiore in un centro di educazione per gli adulti ed ogni tanto svolgo dei lavori saltuari.

Ho scelto la parola fusione perché mi sono sentito così in questi giorni, mi sono sentito in sintonia, capito e a mio agio con le persone che hanno partecipato alla formazione con me.

Ho imparato cose concrete, utili per avvicinarmi al mondo del lavoro: nozioni di marketing, come funziona una agenzia immobiliare o una azienda agricola.

Per un ragazzo come me che sta cercando la sua strada in Italia e nella vita…questi giorni sono stati preziosi!

20 marzo 2021
Diana – Venezuela – SPERANZA 
Partecipante alla formazione rivolta a migranti, richiedenti asilo e rifugiati organizzata con Tamat presso la Tenuta della Mistica, Roma 

Mi chiamo Diana, ho 22 anni, vivo a Roma da un anno e vengo dal Venezuela.

In questi giorni di formazione con TAMAT mi sono sentita piena di speranza.

Abbiamo lavorato sulle nostre competenze e conoscenze, siamo partiti dalle nostre culture, mi sono chiarita su alcuni aspetti della mia personalità e questo mi dà speranza per il mio futuro qui in Italia.

Qui alla Mistica mi sono sentita protetta e circondata da persone che fanno questo lavoro con il cuore, Chiara e Riccardo sono dei punti di riferimento e sono riuscita a fare chiarezza su me stessa, su come mi rapporto con gli altri e nel mondo del lavoro. 

Sono molto fiera di me!

 

Le fotostorie di A Sud Ecologia e Cooperazione

21 ottobre 2020
Alessandra De Santis – A Sud Cooperazione ed Ecologia
Formatrice sui temi della sostenibilità, economia circolare e consumo responsabile

P come Partecipazione è stato un percorso importante anche se gestire gli incontri in webinair ha significato ridurre lo spazio di un incontro più fluido e più empatico con le persone.

D’altro canto, gli incontri on line hanno avuto il merito di abbattere i muri della distanza perché continuando a lavorare, secondo lo spirito del progetto per specifiche aree geografiche, persone distanti di una stessa regione hanno potuto essere presenti senza dover affrontare spostamenti impegnativi.

Infatti, gli incontri, anche se virtuali, sono stati molto vivaci ed hanno avviato relazioni al di là della durata del modulo formativo.

Uno degli aspetti più interessanti è stato quello di creare relazioni tra i circoli e le organizzazioni profit e non profit che ospitano nei territori esperienze di economia circolare. Abbiamo coinvolto molti testimoni che hanno attivato esperienze piccole, medie e grandi di economia circolare.

Avere accesso a questo tipo di esperienze e fornire materiali selezionati da noi ci è stato riconosciuto dai partecipanti come un contributo che rafforza il patrimonio delle associazioni.

Se dovessi rappresentare con una parola il percorso di P come Partecipazione userei la parola interdisciplinarità perché descrive il sistema di conoscenze trasversali e valori che abbiamo cercato di trasmettere ai partecipanti. Adottare un approccio olistico per affrontare questioni intrinsecamente connesse come quelle economiche, ambientali, sociali e politiche è essenziale per un futuro più sostenibile.

L’oggetto che ho scelto e che rappresenta il mio lavoro nell’associazione e nel percorso di P come Partecipazione è il cartello che tengo tra le mani con la scritta www.economiacircolare.com

A Sud da tre anni collabora al censimento e al racconto delle esperienze di economia circolare, oggi questo lavoro è diventato anche un progetto editoriale.

L’Atlante Italiano dell’Economia Circolare e il web magazine EconomiaCircolare.com sono il luogo virtuale dove tutte le centinaia di persone incontrate nel progetto possono continuare a informarsi e a relazionarsi con noi e con le realtà che si impegnano in Italia e nel mondo ad applicare i principi dell’economia circolare per un futuro più sostenibile.

22 ottobre 2020
Laura Boschetto – A Sud Cooperazione ed Ecologia
Coordinatrice del modulo “P come Pianeta e Partecipazione: formarsi per un agire consapevole sui temi della giustizia ambientale e climatica”.

Il Covid ha messo alla prova il progetto e ci ha spinto a ripensare i percorsi formativi pensati inizialmente in presenza in 4 regioni italiane con l’idea di incontrare le persone per poter progettare insieme iniziative nei territori.

Abbiamo dovuto ripensare a come veicolare i nostri temi e dare contemporaneamente il senso di partecipazione e di scambio e gli strumenti per poterlo fare. 

Ci siamo un po’ ingegnate a ideare e cercare soluzioni che permettessero di non perdere l’opportunità formativa ma che dessero la possibilità ai partecipanti dei territori di portare le loro esperienze, interagire, trovare un modo per fare rete che è centrale nel progetto P come Partecipazione.

Ci siamo messe a tavolino per trovare modalità che garantissero contenuti e momenti di scambio cercando di mettere in evidenza ciò che stava succedendo: quindi non soltanto portare la nostra esperienza attraverso la nostra conoscenza delle varie realtà presenti nei territori ma anche trovare il modo per confrontarci con i partecipanti stessi rispetto alle esperienze che loro stessi stavano attraversando nei propri territori. 

Sin da subito c’è stata un’adesione molto ampia, oltre 280 persone si sono iscritte al nostro primo corso, sicuramente la formazione on line ha dato modo a persone residenti in una stessa regione di partecipare senza doversi spostare. La partecipazione si è modificata in maniera diversa nel corso del tempo anche  perché la pandemia ha attraversato il progetto in fasi diverse. 

Nella prima parte abbiamo avvertito una grossa necessità di trovare spazi on line di incontro e formazione, e le prime edizioni sono state formidabili, c’era una gran voglia di trovare degli spazi di partecipazione poiché eravamo tutti congelati nel nostro spazio domestico.

Durante l’estate e a settembre le persone hanno iniziato a riprendersi i propri spazi ed è stato un po’ più difficile agganciare i partecipanti, ora vedremo, c’è ancora molta incertezza.

In questi giorni stiamo lanciando l’ultimo corso e notiamo che l’interesse sta crescendo perché anche le vite di tutti noi e la possibilità di scambio nei territori si sta un po’ rimodulando e restringendo. 

22 ottobre 2020
Cecilia Erba – A Sud Cooperazione ed Ecologia
Formatrice sui temi del cambiamento climatico e dell’organizzazione delle campagne

Nel progetto mi occupo della realizzazione dei moduli sulla crisi e giustizia climatica e sugli strumenti e tecniche per l’organizzazione di campagne di divulgazione e sensibilizzazione. Coordino inoltre il forum che abbiamo attivato su slack finalizzato alla partecipazione e all’interazione tra i partecipanti. 

Ho scelto come oggetto che rappresenta il progetto il libro di Luca Mercalli “Uffa che caldo”, perché è un libro divulgativo che utilizziamo molto nelle nostre attività di formazione legate ai cambiamenti climatici e lo trovo uno strumento molto chiaro per parlare di questi temi a persone di tutte le età.

Nel progetto P ci sono infatti tante persone con esperienze, età e storie diverse, e questo libro offre ottimi spunti per organizzare nei territori attività con diverse fasce d’età.

Spostare le formazioni on line è stato sicuramente limitante ma ci ha permesso di ragionare ed attivare alcuni strumenti digitali che suppliscono alla mancanza di contatto fisico. Trovo molto utile lo strumento slack, che permette di creare opportunità di scambio: abbiamo predisposto diversi canali, a partire dal canale welcome, che permette alle persone di presentarsi, riconoscersi ed “incontrarsi” ancora prima dell’inizio della formazione, scambiando già spunti per nuove sinergie. Ci è successo anche che alcune persone, che magari si erano perse di vista, si sono ritrovate in questo spazio virtuale e hanno dato avvio a un nuovo dialogo.

Sicuramente questi strumenti ci hanno aiutato a creare maggiore partecipazione, che è il cuore del progetto.

 

Le fotostorie di Comune-Info

24 novembre 2020
Gianluca Carmosino di Comune – Info
Formatore e giornalista nel modulo “P come PACE: comunicare conoscenze e valori del Terzo Settore”

Un vecchio ditaleda sarto, indispensabile per spingere la cruna dell’ago nella stoffa da cucire. Raccontare con la scrittura significa rendere un testo leggibile e piacevole, come trasformare una stoffa grezza in un abito comodo ed elegante. Per raccontare con la scrittura si tagliano le parole di troppo, così come il sarto taglia i fili inutili.

Nella scrittura giornalistica c’è anche l’occhiello, la parola chiave posta sopra il titolo che fornisce una breve introduzione alla notizia, ma l’occhiello è anche l’asola sul risvolto sinistro delle giacche, necessaria per far entrare il bottone. Il ditale è l’oggetto scelto da Gianluca Carmosino, giornalista di Comune-info (e figlio di un sarto), tra i formatori del seminario “Raccontare la società che cambia”, cosa e come raccontare per favorire la partecipazione, uno dei seminari di formazione proposti da Arcs: per provare a rammendare un mondo lacerato bisogna cominciare a cambiare anche il modo di raccontarlo

1 dicembre 2020
Riccardo Troisi di Comune – Info
Formatore e giornalista nel modulo “P come PACE: comunicare conoscenze e valori del Terzo Settore”

Come oggetto rappresentativo del mio percorso, ho scelto i miei scarponi.

Quando prendo i miei scarponi dall’armadio sono sempre di buon umore, perché significa che sono pronto per un viaggio, una passeggiata, un sentiero da percorrere, una vetta da scalare … insomma un nuovo cammino da affrontare.

Gli scarponi sono sempre stati per me, l’anello di congiunzione con la natura, la terra, la fuga dalla città; ma nello stesso tempo mi fanno indossare un sentimento di fatica, d’incertezza, di precarietà, l’imprevisto di una nuova partenza.
Dietro ogni passo c’è un infinito che ti sorprende e questa emozione ti accompagna per tutto il cammino.
Gli scarponi sono anche il silenzio o il rumore del vento, la pioggia ed il fango. Lo scarpone è goffo, pesante non segue le mode, si adatta a te camminando, ed io sono un po’ così.  Ho cambiato pochi scarponi nella mia vita, perché sono un pezzo del tuo viaggio che non vuoi abbandonare.
Viviamo in una società che ha smesso di camminare, per questo lo scarpone è un po’ un simbolo di resistenza, un’esortazione a rimetterti in cammino per cambiare l’ordine delle cose e te stesso.

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