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Brasile 2013

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Realizzato in collaborazione con Giulio Di Meo
Fotografie: Antonella Callari, Mariapaola Delaiti, Anke Ernst Marco Mastroianni, Chiara Montagner, Laura Pezzenati, Doralice Renzi, Gemma Romano, Daniela Zurlo

Dopo un lungo viaggio finalmente arriviamo in Brasile, nel tanto atteso Paranà, per conoscere il Movimento Sem Terra (MST), formato da agricoltori e braccianti che hanno deciso di organizzarsi e resistere nella lotta per la terra.

La nostra prima tappa è l’accampamento Eli Vive. In lontananza sventolano le bandiere rosse del MST e l’uomo di turno alla guardiola rimuove il cordone all’ingresso. Per 5 giorni partecipiamo alla vita quotidiana del villaggio, alla raccolta del caffè e della patata rossa, all’allevamento di mucche, galline, capre e maiali, alla cura degli orti e alle tante attività della Escola Itinarante. Trascorrono le nostre giornate, riscoprendo la lentezza ormai a noi sconosciuta: lunghe passeggiate tra le baracche e le chiacchiere con la gente sempre accogliente e generosa, instancabile nei racconti della loro lotta fatta di sacrifici e dignità.

Dopo Eli Vive ci attende l’assentamento di Dorcelina, dove abbiamo avuto modo di visitare la cooperativa casearia Campo Vivo, che si occupa di raccogliere il latte prodotto dagli accampamenti vicini e di trasformarlo in latte pastorizzato e derivati.

Lasciamo Dorcelina e ci dirigiamo alla volta di Paranà City. L’assentamento di Santa Maria è composto da venti famiglie, che convivono in assenza della proprietà privata e che lavorano la canna per produrre zucchero, melassa e cachaça, utilizzando metodi di coltivazione e allevamento agro-ecologici. L’esperienza a Paranà City è stata talmente intensa che l’addio si carica di commozione e un po’ di tristezza, ma ci aspetta l’ultima tappa del nostro viaggio, l’accampamento di Herdeiros de Porecatu, occupato dal MST perché il terreno apparteneva ad un latifondista che impiegava lavoro schiavo. L’accampamento è molto esteso e ogni giorno arrivano nuove famiglie: pur di fuggire dalla quotidiana violenza delle città vicine, accettano di vivere in condizioni più disagiate, come la mancanza di energia elettrica e acqua corrente, per garantire ai loro figli un ambiente sano.

Così si conclude il nostro viaggio, ognuno di noi ha vissuto un’esperienza così complessa che è andata ben oltre un semplice campo di lavoro o un workshop di fotografia come tanti altri. Ognuno di noi è tornato con un bagaglio sulle spalle ben oltre il suo zaino.

Gemma Romano

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