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Saharawi 2010

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Realizzato in collaborazione con Giulio Di Meo
Fotografie: Marco Gallinaro, Davide Gaudio, Marta Lodi, Eleonora Milner, Alice Piciocchi

Un popolo che non si arrende. Che lotta per la propria autodeterminazione. Un popolo gioioso nonostante un passato drammatico, un presente precario e un futuro molto incerto. Ecco come descriverei in poche righe gli oltre 150.000 Sahrawi che abitano i campi profughi nel pieno del deserto algerino, in prossimità di Tindouf. La cosa che mi ha colpito, come primo impatto, arrivati nella Wilaya di El Ayoun è la precarietà di questo luogo, la sua transitorietà, il suo essere “campo profughi”. L’identità e la cultura, che risulta comunque forte e indelebile, è radicata nei loro volti, nei loro racconti e a mio parere non influenza l’aspetto del luogo. Le giornate sono trascorse tra migliaia di scatti fotografici: dall’alba al tramonto eravamo in giro per i campi con le nostre reflex…camminando, fermandoci a parlare con le persone, conoscendo le loro storie, entrando nelle loro tende, giocando con i bambini per strada.

Durante la settimana abbiamo incontrato il governatore di El Ayoun, che ci ha accolto con calore e ringraziati per quello che l’Arci da anni fa per il popolo sahrawi, i dottori dell’ospedale, il direttore di un centro per disabili. Un incontro particolarmente sentito e toccante è stato quello con i ragazzi della Brigata Samud della Wilaia del 27 Febrero. Ragazzi che portano avanti oltre alla lotta politica, attività con giovani e anziani e da anni praticano forme di lavoro volontario per aiutare le famiglie più povere dei campi profughi. Uno dei ragazzi della Brigata ci ha salutato dicendoci che quelle che stringevamo tra le mani erano delle armi per loro; armi che non fanno nessuna vittima e nessun ferito, ma che potrebbero essere molto importanti per la loro lotta. Sono armi che raccontano e che possono portare lontano i loro volti e la loro vita, armi che possono sensibilizzare e denunciare la condizione di questo popolo in Italia e in Europa. “Dipende solo da come le utilizzate, ma noi abbiamo fiducia in voi e speriamo che queste armi ci aiutino nella ricerca di pace e libertà”.

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