fbpx

Senegal 2019

Condividi

Realizzato in collaborazione con Giulio Di Meo
Fotografie di: Abibatou Barry, Stefano Caviglia, Gianluca Gambelli, Chiara Picchio, Mbaye Babacar Ndiaye, Michele Scarrone, Babacar Traore, Paola Vecchiato, Nicholas Zanasi

di Michele Scarrone e Stefano Caviglia

Grazie ad ARCS, abbiamo trascorso 10 giorni nel Senegal rurale e nelle aree urbane di Dakar per un workshop di fotografia sociale.

Abbiamo conosciuto moltissime persone immergendoci nella loro vita quotidiana, a stretto contatto, condividendo, grazie anche ai nostri accompagnatori e mediatori, vita, idee e esperienze.

Spesso la voglia di conoscenza è riuscita a superare i limiti e le barriere della lingua. Abbiamo così potuto raccontare una realtà difficilissima e, forse per questo, ancora più umana e vera. Ci sono state aperte le porte delle case, i villaggi, le diverse esperienze di resilienza ad un ambiente faticoso.

Carenza di acqua, desertificazione, fuga di giovani, carenza di servizi per noi scontati (luce, internet, servizi pubblici) ci hanno accompagnato spesso. Abbiamo documentato la volontà della cooperazione di creare nuove opportunità, il grande progetto SOUFF, per la costruzione di una fattoria collettiva integrata, che potrebbe dare sostegno a centinaia di persone.

Ci siamo emozionati per il progetto di formazione e creazione di impresa a Boulal dove cooperative di donne stanno portando avanti un’iniziativa di allevamento di galline ovaiole.

Dakar poi altre imprese, altre attività, altre energie: microimprese per la trasformazione del pesce, per la lavorazione della plastica raccolta nelle strade, per la produzione di sapone. Particolarmente emozionanti i tanti mercati visitati, sia quello vicino Diol Kadd, che a Diourbel e poi il mercato del pesce a Dakar. Occasioni di grande immersione nella società senegalese, in una realtà così diversa.

Di grande impatto le visite nelle scuole, con i bambini felici e giocosi. Mi ritorna in mente la scuola di Diol Kadd, vero avamposto di crescita e cultura, il Liceo di Linguere, i ragazzi, gli insegnanti, i responsabili felicissimi di trascinarti nella loro realtà e di chiedere, condividere e conoscersi.

Nelle persone abbiamo trovato tanta disponibilità, gentilezza, voglia di conoscere il nostro mondo, accompagnati da una dignità e un senso di appartenenza molto diffuso. Un ringraziamento particolare ai cooperanti che ci hanno accompagnato condividendo tanti momenti: Lillo, Chiara e Simona.

Grazie anche agli accompagnatori, cooperanti e volontari senegalesi.

Senegal arrivederci.

———–

di Paola Vecchiato,

Arrivati a Dakar, un po’ frastornati dopo il viaggio, siamo saliti sul pulmino che ci avrebbe portato verso Thies e lì abbiamo conosciuto i nostri compagni di avventura: l’autista, Aby e Babacar, due senegalesi che si occupano di media, e Chiara, la referente italiana di alcuni progetti di cooperazione internazionale in loco.

Scendendo dal pulmino a Diol Kadd la prima impressione è stata: ops, c’è sabbia! E la sabbia ha accompagnato tutto il nostro viaggio: ci camminavamo, ce l’avevamo in viso, tra i capelli, sulla macchina fotografica…insomma ovunque!

A Diol Kadd abbiamo fatto base all’eco villaggio 3T (teatro, terra e turismo), ospiti di Babacar e della sua famiglia. La storia di Babacar è analoga a quella di molti senegalesi: vissuto in Italia è poi rientrato nel suo paese e ha fondato con Mandiaye Ndiaye una compagnia teatrale e sviluppato nel suo piccolo paese un progetto che comprende oltre al villaggio turistico, la scuola, 2 pozzi d’acqua, un centro salute e la coltivazione di ortaggi.

Il giorno dopo abbiamo visitato queste realtà, e fotografato le attività che si svolgevano. Siamo entrati in molte case, costruite con il concetto arabo dello sviluppo all’interno di una corte chiusa. Ovunque siamo stati accolti con gentilezza e disponibilitàmalgrado la nostra “invasione” e la nostra ricerca ossessiva dello “scatto testimonianza” ….  Il capo del villaggio, un dignitoso signore seduto nel cortile, stava copiando pagine di corano con calligrafia minuta!

Nei 3 giorni in cui siamo stati al villaggio 3T, colazione, pranzo e cena sono stati sempre preparati dalla moglie di Babacar e serviti su due grandi piatti in alluminio decorato, messi in mezzo alla grande tovaglia stesa per terra che condividevamo: un momento conviviale molto piacevole allietato dai giochi dei 3 bambini.

Il secondo giorno è iniziato con una gita nel carretto tipico trainato da cavallo fino al mercato del vicino villaggio: 10 km di scossoni e risate su piste di sabbia, immersi in un paesaggio quasi apocalittico fatto da sabbia, sabbia, baobab ancora spogli e kadd (albero tipico locale). Ogni tanto incontravamo altri carretti e piccole mandrie di capre.

Arrivati al mercato ci siamo sparpagliati tra le bancarelle: che colori! Donne splendidamente vestite con abiti e copricapi in tessuti locali variopinti sedevano per terra tra ortaggi e spezie. I banchetti più belli ovviamente erano quelli dei tessuti locali, dove ci siamo sbizzarriti a fare fotografie.

Il giorno successivo abbiamo lasciato Diol Kadd alla volta di Linguère. Sulla strada ci siamo fermati al mercato del bestiame di Diourbel, uno dei più grandi d’Africa, dove prevalentemente si vendevano capre. Lì ogni pastore metteva in bella mostra le proprie bestie e tra belati concludevano gli affari.

A ora di pranzo ci siamo fermati nella città sacra di Touba, culla del Muridismo un insieme di pratiche di culto e di regole di condotta, fondato da Amadou Bamba e visitato la famosa biblioteca, poi abbiamo proseguito per la nostra meta. A Linguère siamo andati direttamente alla sede di ARCS dove il capo progetto Lillo Messina ci ha illustrato i progetti che stanno sviluppando in quella zona desertica del Sahel Occidentale.

La mattina dopo siamo partiti molto presto per arrivare al mercato di Dahra Djoloff. In una vasta area di sabbia sono cominciati ad arrivare i pastori, chi a piedi, chi in carretto o pick-up. Venivano scaricate le capre, radunate e poi iniziava la trattativa. Alcuni arrivavano con solo una bestia: ci hanno spiegato che si tratta dei contadini più poveri e che, solo dopo la vendita dell’animale, potevano poi passare al vicino mercato per comperare il cibo per la propria famiglia. In questo affollamento di uomini e animali, si rimaneva colpiti dai colori degli abiti e dei turbanti, prevalentemente blue e verdi, dal portamento elegante, a volte austero, dei pastori. Alcuni arrivavano perfino dalla Mauritania e si riconoscevano da stili diversi degli abiti.

Anche le donne al vicino mercato erano vestite con colori sgargianti, turbanti in tinta con gli abiti. Quelle della tribù poeuls, inoltre, avevano visi tatuati, orecchini e collane vistose.

Il pomeriggio lo abbiamo proprio dedicato a visitare piccoli villaggi nei dintorni, sia poeuls sia wuolof.

I poeuls sono una tribù di nomadi dediti alla pastorizia, che in realtà passano molti mesi lontano dal villaggio in ricerca di pascoli migliori e tornano solo ad agosto e settembre, durante le piogge estive.  Sono sicuramente i più poveri, con capanne fatte di terra e paglia. Abbiamo incontrato donne e bambini, accolti con curiosità e disponibili a condividere con noi le loro povere case. Lì non hanno elettricità e quindi sono banditi tutti i più semplici apparecchi: lì si arriva solo con il pick-up attraversando le polverose distese del Sahel Occidentale.

A testimoniare come progetti possano creare nuove opportunità di lavoro e contrastare la desertificazione, il giorno dopo siamo andati a Nguith a visitare il nuovo progetto di ARCS di fattoria collettiva integrata, un’area circolare di 500 ettari con un pozzo centrale che presto verrà costruito. Abbiamo assistito alla formazione di beneficiari nella potatura della acacia senegalese, produttrice della gomma arabica.

Abbiamo salutato lo staff di ARCS con una bella cena in terrazza, rigorosamente per terra, illuminati dalle stelle, e la mattina dopo siamo partiti per Dakar.

Abbiamo fatto una sosta al mercato dei bufali e delle mucche a Dahra-Djoloff: una confusione incredibile dove venivamo spinti tra animali che avanzavano imperterriti… ogni tanto una mucca scappava e si apriva un varco tra la folla, poi tutto si ricomponeva.

Da lì siamo poi andati in un villaggio di poeuls dove ARCS sta sviluppando un progetto con le donne per l’allevamento dei polli e altri progetti di orticultura al fine di incentivare la sostenibilità delle famiglie.

Le due giornate finali a Dakar sono state dedicate alla visita del mercato del pesce in riva al mare dove ci sono molte attività: dalla pulizia del pesce, al suo trattamento fino all’imballaggio per la spedizione. Mentre donne e uomini febbrilmente fanno queste attività, grandi camion frigoriferi sono pronti per caricare la merce. Una parte del mercato è poi dedicata all’essicazione del pesce, con griglie e filari intrecciati dove sono stesi al sole pesci di piccole e medie dimensioni.

Abbiamo visitato anche altre identità associative, gestite da donne, occupate in vari settori: produzione artigianale del sapone, scuola di pasticceria e parrucchiera per ragazze, produzione di borse grazie all’intreccio di plastica riciclata. Tutta attività promosse al fine di favorire lo sviluppo delle comunità più povere.

Prima di partire per rientrare in Italia, abbiamo festeggiato la fine dell’esperienza fotografica in riva al mare con una scorpacciata di pesce: au revoir Senegal!

paesi d'intervento

69

Paesi di intervento

progetti

2.200

Progetti

operatori locali

60.000

Operatori locali

Iscriviti alla newsletter

Come usiamo i fondi

8%Alla struttura

92%Ai Progetti